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La Campagna NoImu sulle terre

 Le ragioni e gli obiettivi di una campagna per il riscatto di chi lavora e vive nelle comunità rurali, chiede riforme e rifiuta l’arroganza di chi con una tassa incostituzionale e ingiusta pensa solo di mungere e spremere il lavoro.

Da diversi decenni le campagne italiane sono investite da una crisi profonda.farmer-on-tractor-11284565590uRnl

Una crisi che si sostanzia fondamentalmente dalla caduta della mission principale che da sempre avevano avuto nella storia economica e sociale del Paese: quella di essere lo spazio in cui si produceva il cibo per i cittadini e le comunità.

L’impatto dell’agricoltura italiana con i processi di trasformazione della globalizzazione dei mercati ha avuto, fra i suoi effetti, un lento e continuo processo di svuotamento della funzione produttiva e l’affermarsi di un agroalimentare controllato dalla commercializzazione che può facilmente approvvigionarsi di materie prime alimentari non più prodotte in Italia. Il crollo dei prezzi al campo e l’aumento dei costi produttivi (con conseguente caduta dei redditi delle famiglie agrarie)  sono solo alcuni degli indicatori che descrivono la crisi in cui sono entrate le comunità rurali di cui tanta parte ha l’agricoltura produttiva nel garantire un tessuto sociale vivo.

La crisi dell’agricoltura produttiva italiana, che investe generalmente tutto il Paese pur se in maniera articolata, ha indotto profondi effetti nella tenuta dei territori rurali e della qualità della vita delle comunità; da una parte le aree ad agricoltura industriale intensiva (fondamentalmente quelle di piana) dove si sono concentrati grandi problemi di tenuta ambientale e dall’altra quella delle aree interne dove lo spopolamento e l’abbandono hanno segnato profondamente l’abbandono delle comunità rurali e dei piccoli centri.

Di fronte a questo processo che sembra inarrestabile (e la cui unica possibilità di fuoriuscita sta nel restituire alla funzione produttiva dell’agricoltura italiana la capacità generale di fare reddito) e salita negli ultimi decenni forte la richiesta di scelte capaci di colmare il grande ritardo con cui il Paese ha affrontato questa fase di trasformazione che sta fondamentalmente consegnando l’agricoltura italiana nelle mani ed al dominio della speculazione finanziaria internazionale.

Molte sono state le richieste alle classi dirigenti italiane, che hanno determinato le scelte politiche fondamentali in cui questa dinamica si è potuta affermare, di assumere responsabilità di fronte alla crisi e di invertire la tendenza mettendo mano a riforme capaci di governare il processo di trasformazione garantendo il mantenimento di un patrimonio di lavoro che per millenni è stato l’ossatura sociale del Paese e che ora si sta tanto indebolendo che i dati ISTAT e di altri Istituti non possono che rilevare come proprio nelle campagne si vanno addensando i più alti livelli di povertà media.

Richieste che a tutt’oggi non conoscono risposte da una classe dirigente nazionale che sembra aver accettato acriticamente il modello sociale ed economico che si sta affermando nelle campagne italiane e che (consapevolmente o meno) sembra essere sostanzialmente subalterna ai modelli di politica agricola che vengono imposti su scala europea e internazionale, accettando che l’Italia, al massimo, giochi il ruolo di grande piattaforma commerciale nel Mediterraneo con i marchi del Made in Italy che competono potendo tranquillamente fare a meno di usare materie prime prodotte nelle nostre campagne.

Con l’abbandono dell’uso agricolo della terra, i territori agrari sono sempre più esposti ad un consumo ed un uso del suolo che lascia grandi problemi ambientali (dissesto idrogeologico, cementificazione, uso per impianti del ciclo industriali dei rifiuti, discariche) e, mentre si svuotano di famiglie agricole,  conseguentemente vedono chiudere scuole, attività commerciali, di trasformazione, artigianali e vedono indebolite le reti di servizi sociali e di supporti.

foto_448570_550x340E’ in questo quadro di caduta dei redditi agrari e di grande sofferenza delle comunità rurali che arriva, a fine del 2014, la tassa sull’IMU agricola.

Una tassa arrogante,ingiusta, illegittima e incostituzionale.

Una tassa  insopportabile sul piano economico e finanziario per i più ma soprattutto dal meccanismo irrazionale e profondamente ingiusto che denuncia chiaramente l’arroganza di chi la ha voluta che, evidentemente, pur di fare cassa, non si pone in nessun modo di perseguire i criteri di equità, giustizia, proporzionalità, razionalità che una tassa dovrebbe avere.

Una tassa che, nel meccanismo scelto, ha in se profondi profili di illegittimità e persino di incostituzionalità oltre che di profonda ingiustizia.

– Viene applicata solo per alcuni comuni e non per tutti (circa 3.500 sugli oltre 8.000 comuni italiani), sulla base di parametri chiaramente illegittimi e incostituzionali (i vecchi parametri ISTAT nati per delimitare il territorio per altri motivi) che fotografano una realtà agricola ferma a oltre trenta anni fa ed oggi inesistente; fra gli effetti paradossali che produce questa scelta c’è il dato, per esempio, per cui le aree di produzione del Brunello di Montalcino (una delle produzioni a maggior reddito) sono esentate mentre quelle a produzione di mandarini (che una volta erano produzioni di pregio e d a forte reddito ma che oggi sono investite da un crollo dei redditi) pagano secondo il massimo dei parametri.

– Una tassa che è un peso solo per alcuni e che introduce gravi elementi di discriminazione; accade, così, che i produttori agricoli di un comune paghino questa tassa che pesa fortemente sui propri costi produttivi, mentre quelli del comune confinante (che producono lo stesso prodotto e vendono sullo stesso mercato) non la paghino avendo un vantaggio competitivo evidente e godendo di una profonda ingiustizia.

– Una costo insopportabile per chi lo deve pagare perchè pesa sui redditi in un momento di profonda crisi in maniera tale da non poter essere sostenuta.

– Una tassa fantasiosa e fondata su calcoli irrealistici e sbagliati. La stima del gettito prevista, essendo fondata su parametri infondati come ormai tutti riconoscono, è sbagliata e, dunque, non produrrà mai il gettito previsto (300 milioni circa per il primo anno) anche se tutti dovessero pagare quanto loro richiesto. E’, poi, irrealistica dal momento che in molti non potendola pagare non la pagheranno trasformandosi in evasori con i conseguenti problemi di natura fiscale, finanziario e legale.

– Un insopportabile ed autoritario modello che considera i Comuni come esattori costringendoli ad incassare per conto dello Stato ed esponendo le comunità al conflitto sociale. Il meccanismo voluto dal Governo per incassare la tassa è tale per cui il gettito stimato è stato già sottratto loro fin dall’inizio. La tassa, fra l’altro, è entrata in vigore alla fine del 2014, dopo che i Comuni avevano già adottato il bilancio preventivo e già avuto spese per l’anno in corso sulla base delle previsioni di bilancio regolarmente realizzate; la legge ha sottratto loro già nel 2014 il gettito ipotizzato come pure li ha sottratti per il 2015 obbligandoli a incassare le somme sottratte dai trasferimenti statali dall’incasso della tassa.
Incassi che non si sono realizzati in gran parte sia perché, essendo sbagliati i calcoli, non avrebbero potuto essere incassati sia perché in molti non hanno potuto pagare. I comuni, costretti a far pagare i bilanci, hanno dovuto tagliare la spesa corrente e i servizi a tutti i cittadini con grave danno per tutta la comunità. Gli stessi comuni, ridotti a esattori per conto dello Stato e obbligati al pareggio dei conti, nel bilancio preventivo hanno iscritto la previsione di entrate come obbliga la legge che tutti sanno saranno inesigibili commettendo, nei fatti, un vero e proprio falso in bilancio.

– Una tassa che viene definita come IMU agricola e, dunque, dovrebbe gravare sugli agricoltori ma che, in realtà, oltre che colpire solo una parte di loro, colpisce tutti i cittadini sia perchè nei comuni dove si paga riguarda tutti i proprietari di terra (anche gli anziani e i disoccupati o le famiglie che mantengono la proprietà e il possesso di un terreno ad uso famigliare, magari conservato con affetto da generazioni), sia perchè dovranno sopportare i tagli di spesa ai comuni che si riversano su di loro, sia perchè saranno chiamati a sopportare alla fine il costo generale di una tassa sbagliata: quando i comuni rurali non avranno potuto pagare i debiti contratti per i tagli dei trasferimenti e saranno andati i n dissesto finanziario, il commissariamento del Comune produrrà l’innalzamento delle tasse per tutti e le casse dello Stato dovranno rifondere i debiti contratti.

Una tassa, dunque, che dimostra concretamente che “quando colpisci l’agricoltura e la terra” colpisci in realtà gli interessi di tutti.

Per questo abbiamo reagito e siamo in campo con un movimento che tiene insieme cittadini, agricoltori, associazioni e sindaci e con la costituzione del Coordinamento Nazionale NoImu sulle terre.

Lo abbiamo fatto all’indomani dell’approvazione in Parlamento del decreto del Governo che imponeva l’IMU agricola ed era chiaro, dunque, che non erano valse le lamentele di tanti e che gli stessi sindacati agricoli avevano fallito nel compito di scongiurare questo ennesimo schiaffo agli agricoltori ed ai cittadini.

Il movimento che è nato nelle campagne fra la Puglia e la Basilicata e sta lavorando per coinvolgere tutte le aree rurali italiane ha deciso di chiamarsi Riscatto, a segnare la sua profonda natura: non una rivolta contro le tasse ma la reazione indignata contro l’arroganza di chi pensa di non dover dare risposte alla crisi delle comunità rurali ma con i suoi comportamenti finisce per affossarle ancora di più.

 

Gli obiettivi e le modalità della campagna NoImu sulle terre

BANNER_CAMPAGNA_NOIMUTre gli obiettivi della Campagna NoImu sulle terre

– Ottenere il ritiro della tassa e il risarcimento per quanti ne hanno già sopportato i danni

– Esercitare una forte iniziativa perchè si aprano i riflettori e salga la consapevolezza sociale sulla natura della crisi nelle aree rurali e sui rischi per l’intero Paese

– Premere nei confronti del decisore politico perchè metta in agenda le riforme e le iniziative utili a dare risposte a questa crisi salvando e tutelando il tessuto sociale e produttivo di chi vive, lavora ed oera nelle aree rurali a partire dal lavoro agricolo

Per poter raggiungere questi due risultati la Campagna opera:
– costruendo mobilitazioni e manifestazioni di agricoltori, associazioni, cittadini e sindaci
– ponendo particolare attenzione a costruire alleanze e iniziative comuni che investono tutte le categorie sociali
– avanzando proposte direttamente al Governo ed al Parlamento
– gestendo e producendo iniziative di sensibilizzazione e informazione rivolte ai mezzi ed agli operatori della comunicazione e dell’informazione
– sostenendo le diverse iniziative legali in tutte le sedi possibili per ottenere che venga dichiarata la incostituzionalità e la illegittimità della tassa sull’IMU agricola
– condurre e sostenere iniziative dirette come petizioni, azioni di contrasto giuridico, ecc..

Lo stato delle iniziative al settembre 2015

Il Governo ha annunciato l’abolizione dell’IMU sulle terre a partire dal 2016 e, come ha chiesto il movimento, ha spostato a fine ottobre la scadenza della rata di anticipo per il 2015 prevista a giugno 2015 (evidentemente nella consapevolezza delle difficoltà).
Considerando questo un risultato importante della mobilitazione sociale in corso nel Paese cui il Movimento ha contribuito in maniera determinante, Il Coordinamento Nazionale NoImu sulle Terre chiede garanzie su:
– la certezza che l’IMU agricola sia abolita
– che non sia compensata o sostituita da altri provvedimenti che dovessero gravare sulla condizione delle comunità rurali
– che vengano riparati i guasti già prodotti e, dunque, restituite le somme già sottratte ai comuni ed ai cittadini.
Su questi obiettivi il Movimento Riscatto e il Coordinamento Nazionale NoImu sulle terre concentrano nell’autunno del 2015 la propria iniziativa per ottenere risposte in fase di approvazione delle misure finanziarie di fine anno da parte di Governo e Parlamento.

Mentre prosegue l’iniziativa sul piano sindacale, sociale e politico, prosegue il percorso delle iniziative di ricorso legale contro la norma.
Presso il TAR del Lazio pendono centinaia di ricorsi avanzati da comuni di tutte le Regioni e da diverse ANCI Regionali, sostenuti da diverse Associazioni e istituzioni regionali e provinciali.
Le udienze già tenute nei mesi scorsi hanno messo in evidenza la fondatezza di molte delle ragioni avanzate in sede legale dalle Istituzioni opponenti e in autunno 2015 il TAR potrebbe cominciare ad esprimersi sui ricorsi presentati con la possibile conseguenza che il provvedimento potrebbe essere inviato per l’esame di costituzionalità alla Corte Costituzionale.
Questo, evidentemente, potrebbe accadere a prescindere dal fatto che la Tassa sia abolita per il futuro e potrebbe incidere comunque sulle annualità del 2014 e 2015 per cui il Governo ha già sottratto risorse ai comuni costringendolo a prenderne atto se non volesse intervenire per le annualità in corso ma solo per il futuro.
Il Movimento sta monitorando, seguendo e sostenendo i ricorsi presentati e, comunque, sta predisponendo ulteriori iniziative di contrasto sul piano legale che potranno essere messe in campo direttamente dai soggetti privati (agricoltori e cittadini) quando dovessero arrivare le cartelle di riscossione.
locandina_manifestazione_31.10.15Se, peraltro, i soggetti pubblici cui sono state sottratte le risorse (i Comuni) hanno potuto avviare azioni di contrasto legale appellandosi al TAR, una volta che si dovesse concludere quel percorso con esito sfavorevole (cosa che abbiamo messo in conto anche per la natura stessa del TAR, spesso “attento” alle ragioni del governo), potrebbero essere aditi altri livelli di giustizia come quelli Europei che sarebbero chiamati ad esprimersi su una legge chiaramente discriminatoria.

E’ evidente che la via maestra per risolvere il pasticcio dell’IMU agricola (che fin qui ha creato per la sua palese e manifesta irrazionalità ed ingiustizia molti imbarazzi fra le forze parlamentari e il Governo) è quella della responsabilità politica come dimostra l’annuncio del Governo di volerla abolire dal 2016. Se questo vale per il futuro, a maggior ragione deve valere per i danni prodotti negli ultimi due anni e, dunque, la campagna in corso si pone l’obiettivo concreto di ottenere misure che risolvano i problemi prodotti.

Il movimento Riscatto e il Coordinamento Nazionale NoImu sulle terre ha messo in cantiere una mobilitazione per il 31 ottobre 2015 a Roma con una manifestazione dal titolo NoImu – Te lo do io il Made in Italy preceduto da una forte iniziativa territoriale di una Marcia per il Riscatto delle Comunità Rurali che, attraversando in 36 giorni tutte le regioni italiane, si pone l’obiettivo concreto non solo di premere sull’IMU agricola ma, anche di porre all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale la grande questione dei diritti dei cittadini al cibo sano, legato al territorio, nutriente e ad un prezzo accessibile, quello degli agricoltori al reddito e alla produzione, dei lavoratori agricoli al salario e ad un lavoro rispettoso e degno.

 

 

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2 comments

  1. Alfonso D'Alessandro

    Sù la testa finalmente!
    TUTTI A ROMA il 31 ottobre!

  2. Roberto

    Anche la commissione tributaria di Arezzo come quella di Grosseto accoglie il ricorso contro Imu 2014.

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