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Riprende la mobilitazione in Sicilia: dichiarare lo stato di crisi per salvare l’agricoltura italiana

Riprende la mobilitazione contro la crisi ed ancora una volta riparte dalla Sicilia, grande regione agricola nel mezzo del Mediterraneo e icona del disastro in cui si ritrova l’agricoltura italiana e dei Paesi del Sud Europa.

Il Movimento Riscatto lavora per rafforzare ed estendere la mobilitazione degli agricoltori e dei sindaci Siciliani e per dare vita, anche con loro, ad un forte ed unitario movimento nazionale capace di aprire con la Politica e i Governi nazionale e Regionali.
Quello che segue è l’appello del movimento Riscatto in sostegno della mobilitazione siciliana e per il suo allargamento alle altre realtà.

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Salvare le aziende agricole
senza se e senza ma

Appello

#cambiareverso

Costruiamo l’unità di agricoltori, braccianti, cittadini e sindaci contro la crisi agricola

Mentre le aziende chiudono sepolte da debiti e le campagne si spopolano, sale l’indignazione in Sicilia come in tante altre aree del Paese per i dati che ci raccontano del “meraviglioso Made in Italy” che esporta ovunque nel mondo e che realizza grandi guadagni.

È evidente che questi guadagni non vanno a garantire il reddito a chi lavora la terra ed il prezzo ai cittadini

e il rischio che si compia il disegno di un agroalimentare italiano senza gli agricoltori è sempre più reale e chiama direttamente in causa la responsabilità delle scelte che fin qui si sono realizzate.

In Sicilia, come in Puglia e Basilicata nei mesi scorsi, prende forma un movimento di base di agricoltori, allevatori, cittadini e sindaci che alza la testa e chiede dignità e una profonda svolta nelle scelte di politica agricola per salvare e difendere le nostre comunità, il diritto dei cittadini a campagne vive con uomini e donne al lavoro, un’agricoltura che produca un cibo sano, a prezzi giusti e tuteli il territorio.

La mobilitazione siciliana riparte dagli obiettivi che il Movimento aveva posto al Senato della Repubblica (che li aveva fatti propri con voto all’unanimità) nel 2012 nel mentre si teneva a Vittoria uno sciopero della fame di un gruppo di agricoltori di Altragricoltura. Obiettivi chiari, avanzati una volta in più dagli agricoltori in mobilitazione e dai loro sindaci ma su cui, ancora una volta, non sono seguiti i fatti.

Non abbiamo più tempo ed ora servono risposte vere alle proposte che da tempo andiamo avanzando:

  • Difendere le aziende agricole e il lavoro assicurando reddito a chi produce ricontrattando in sede comunitaria gli orientamenti che condannano l’agricoltura mediterranea europea e, quindi, alla chiusura delle attività o alla crisi perenne i nostri agricoltori. Non c’è Made in Italy senza il nostro lavoro.
  • Riallineamento dei costi produttivi interni alla media delle altre economie agrarie dei Paesi Concorrenti
  • Le Regioni dichiarino lo Stato di crisi socio economico della propria agricoltura come già fecero in sette nel 2009 e, questa volta, il Governo e il Parlamento li assumano per aprire con la Commissione Europea una trattativa che garantisca un pacchetto di misure anche in deroga per scongiurare la chiusura delle aziende agricole come, per esempio, già fatto con l’Alitalia
  • Moratoria dei pagamenti e delle procedure contro le aziende agricole in crisi nelle more dell’adozione di misure per la ristrutturazione dei debiti legati al loro risanamento e rilancio
  • Piano di rilancio della nostra produzione agricola che assicuri che il nostro prodotto sia presente e tracciato nel Made in Italy, che sia ritirato e che sia pagato ad un prezzo giusto con un minimo garantito; misure antidumping ed antitrust efficaci.
  • Rafforzamento e applicazione di clausole di salvaguardia che scattino quando per effetto delle importazioni i prezzi al campo scendono al di sotto dei costi produttivi
  • Misure e controlli che garantiscano effettivamente i cittadini consumatori e gli agricoltori dalla introduzione di merci alimentari pericolose per la salute usate spesso dall’importazione per ricattare gli agricoltori sul prezzo di conferimento; la salute dei cittadini non ha prezzo
  • Ricalibrazione delle misure di spesa Regionali e Nazionali per assicurare che gli incentivi, i sostegni e i contributi siano finalizzati effettivamente a garantire la difesa del lavoro, della salute e del territorio e non a finanziare la concentrazione agroindustriale, la speculazione commerciale e la rendita improduttiva
  • Sosteniamo le richieste del Movimento Siciliano avanzate dai Sindaci, dagli agricoltori e dai cittadini in mobilitazione a Vittoria ed a Francofonte e negli altri comuni ed avanzate al Governo Nazionale che vanno in questa direzione e che chiedono, in particolare, la moratoria dei debiti e misure straordinarie con la proclamazione dello Stato di Crisi.

L’impegno da parte dell’Assessore della Regione Sicilia ad assumere lo stato di crisi è un primo passo importante che va sostenuto ed esteso con la richiesta alle altre Regioni di fare altrettanto e portato con forza al Governo perché apra finalmente con l’UE una trattativa vera per salvare le nostre aziende

Ora serve un confronto con il Governo e il Parlamento e, perchè questo sia possibile, occorre rafforzare il movimento di Sindaci, agricoltori e estenderlo oltre la Sicilia per collegarlo alle altre realtà agrozootecniche in crisi, dando vita ad un movimento unitario nazionale.

Il Movimento Riscatto, sorto nei mesi scorsi nella mobilitazione contro l’IMU agricola e la crisi rurale e la Rete dei Municipi Rurali, formatra da Sindaci, Movimenti, Associazioni e agricoltori che hanno già dato prova di forza e capacità di mobilitazione in altre aree fuori dalla Sicilia, assumono e sostengono gli obiettivi della vertenza siciliana e chiamano a costruire e rafforzare l’unità di quanti condividono il fine di fermare il disastro delle nostre comunità rurali.

L’unità che ci serve va costruita nella chiarezza degli obiettivi e nel modo come conduciamo la vertenza e la mobilitazione. Ci serve un movimento forte e unitario, autonomo dalla politica, tanto determinato nella consapevolezza che non ci sono alternative alla mobilitazione quanto pacifico e democratico nei modi e nelle forme che mette in campo.

Un movimento di sindaci, agricoltori e cittadini autonomo ma aperto alla partecipazione di associazioni, movimenti e sindacati che condividono gli obiettivi di cambiare verso alle scelte che ci hanno condannato alla crisi permanente in cui siamo entrati per cui vi sono evidenti responsabilità della politica ma anche di chi ha preteso di rappresentarci sindacalmente senza essere capace di impedire il disastro.

Per cambiare verso, però, non abbiamo solo obiettivi su cui chiediamo risposte e nuovi modi alle istituzioni ed alla politica, serve che noi stessi (agricoltori, cittadini, movimenti, sindacati) cambiamo modo di costruire il movimento unitario, la lotta e la proposta e di come sappiamo stare insieme riorganizzandoci non solo per chiedere misure, soldi e norme ma anche per riprenderci gli spazi sociali ed economici di cui siamo stati espropriati dal modello della speculazione commerciale e dell’agricoltura industriale..

Non ripercorreremo le strade dell’isolamento e della sconfitta in cui gli agricoltori e chi vive nelle aree rurali sono stati lasciati dal fallimento che ci lasciano alcune esperienze di lotta degli anni scorsi diventate famosi per l’attenzione mediatica che hanno avuto: non ci interessa se questo governo vada o meno a casa, ci interessano le risposte che vogliamo ora. Risposte che pretendiamo da chi ora sta goernando il Paese e le Regioni come le abbiamo pretese prima da altri e come pretenderemo da chiunque avrà la responsabilità del Governo, semplicemente è nostro diritto averle e loro dovere rispondere.

Il movimento di cui abbiamo bisogno non serve ad avventure politiche ed elettorali e tantomeno a dare la patente di rivoluzionario a qualche improvvisato e sedicente leader. Abbiamo bisogno di un movimento democratico di popolo fondato sull’unità, l’autonomia, la determinazione, l’intelligenza per vincere la battaglia per la sopravvivenza del nostro tessuto produttivo nelle aree rurali, delle comunità e nell’interesse della Salute e del diritto al cibo di tutti i cittadini.

Facciamo appello ai Sindaci, ai movimenti ed agli agricoltori a ritrovarci presto per coordinarci e dare vita ad una piattaforma unitaria e a una forte mobilitazione nazionale che cambi verso nelle campagne italiane e che, quindi, inverta la direzione suicida che in questi ultimi decenni ha preso la politica agricola nazionale.

QUESTA VOLTA NON POSSIAMO PERDERE

PER IL RISCATTO DELLE NOSTRE COMUNITÀ RURALI GLI INTERESSI DI TUTTI I CITTADINI E DEL PAESE

#CAMBIAREVERSO

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